Vixit tres et sexaginta annos, ut, si vis afuisset, ne immatura quidem mors videri possit. ingenium et operibus et praemiis operum felix, ipse fortunae diu prosperae; sed in longo tenore felicitatis magnis interim ictus vulneribus, exilio, ruina partium, pro quibus steterat, filiae amatae exitu tam tristi atque acerbo, omnium adversorum nihil, ut viro dignum erat, tulit praeter mortem, quae vere aestimanti minus indigna videri potuit, quod a victore inimico (nihil) crudelius passus erat quam quod eiusdem fortunae compos victo fecisset. si quis tamen virtutibus vitia pensarit, vir magnus ac memorabilis fuit, et in cuius laudes (ex)equendas Cicerone laudatore opus fuerit.
Vt est natura candidissimus omnium magnorum ingeniorum aestimator T. Livio, plenissimum Ciceroni testimonium reddidit.
TRADUZIONE
Visse 63 anni, in modo tale che, se alla sua vita fosse mancato quell'atto di violenza, la sua morte non si potrebbe nemmeno giudicare immatura. Il suo ingegno gli propiziò abbondanza di opere e di riconoscimenti. Ma era un uomo abituato a vivere nella buona fortuna e in questo sua lunga esistenza felice fu talvolta colpito da gravi ferite: l'esilio, il crollo del partito con cui era schierato, la morte della figlia, tanto dolorosa e precoce. Ma nessuna di queste avversità sopportò in modo degno di un uomo, ad eccezione della morte. E la morte, a chi la giudica in modo obiettivo, può sembrare meno immeritata in quanto dal nemico vincitore nulla di più crudele avrebbe potuto sopportare di quanto egli avrebbe inflitto al nemico vinto, se si fosse trovato lui a decidere in situazione analoga. Tuttavia, a voler compensare i vizi con le virtù, fu un uomo grande, degno di essere ricordato: per ricordarne fino in fondo i titoli di merito ci sarebbe bisogno di uno capace di tessere elogi come Cicerone stesso.