Leaena et lupa, venationis sociae, dum in silva ambulant, cervam in lacunae ripa vident. Placida bestia, insidiarum ignara, herbam carpit et limpidam aquam potat. Tum praedae cupidîtas (nom. , = la brama) ferarum infïdam naturam excîtat et invidiae discordiaeque causa est. Nam leaena magna cum impudentia exclamat: «Totam praedam vindico, quia beluarum regina sum», sed lupa minaciter respondet: «Avida socia, superbiam tuam non timeo: cerva praeda mea est». Dum beluae, iracundia motae asperam pugnam inchôant, cerva fuga periculum vitat et vitam servat. Interim ursa appropinquat, rixam sedat et stolidas beluas monet: «Stultitia vestra, amicae meae, magna est: non solum cerva iam salva est, sed vos  plenae plagarum estis!».

Una leonessa ed una lupa, compagne di caccia, mentre camminano in un bosco, scorgono una cerva sulla sponda di uno stagno. Il tranquillo animale, inconsapevole del tranello, bruca l'erba e beve l'acqua limpida. A quel punto, la preda risveglia l'indole sleale degli animali feroci, ed è causa di invidia e di discordia. Infatti, la leonessa esclama con grande sfacciataggine: "Io rivendico la preda intera, infatti io sono la regina delle fiere". Ma la lupa risponde minacciosamente: O compagna ingorda, io non temo la tua arroganza: la cerva è la mia preda. Mentre le belve, spinte dall'ira, incominciano un'aspra lotta, la cerva, con la fuga, evita il pericolo, e si salva la vita. Frattanto si avvicina un'orsa, placa la zuffa, e rimprovera le belve sciocche: O mie amiche, la vostra sciocchezza è grande: non soltanto la cerva ormai è salva, ma voi siete piene di ferite!