Corvus et volpus offulam in silva viderunt atque uno  tempore in praedam irruerunt. Sed corvus vulpem praevenit atque, ob pulchrum facinus laetus, in summam arborem volavit. Tum vulpes, carnis cupida, calliditatem suam adhibuit ac nigro avi dixit: Sine dubio in avium genere excellis figura ac pinnarum magnificentia (complemento di limitazione), sed, corve mi, tibi vox non est ( = non hai la voce: dativo di possesso), mutus es. Tum stultum animal vocem ostendere exoptavit atque, offulae immemor, orem aperuit ac praedam emisit: statim callida vulpes avidis dentibus eam arripuit. Si adulatorum verba audis, mox poenas stultitiae tuae dabis.

Nel bosco un corvo ed una volpe videro insieme un bocconcino di carne e nello stesso tempo si precipitarono sulla preda. Ma il corpo anticipò la volpe e lieto per la bella impresa, volò sulla cima di un albero. Allora la volpe desiderosa della carne, mostrò la sua astuzia e disse al nero uccello. Senza dubbio nel genere di uccelli tu eccelli per la figura e per la magnificenza delle penne, ma corvo mio tu non hai voce: sei muto. Allora lo stolto animale desiderò vivamente mostrare la voce e dimentico del bocconcino di carne, aprì la bocca e fece uscire la preda: l'astuta volpe subito con gli avidi denti si precipita su quella. Se ascolti le parole degli adulatori darai subito castighi alla tua stoltezza.