Nero imperator et populum et marmora Romae vastavit: nam offensus deformitate antiquorum aedificiorum et angustiis vicorum, urbem incendit: multi imperatoris cubicularii cum stuppa taedisque deprehensi sunt, sed tarde. Multa aedificia combusta sunt cadaveraque vias repleverunt: nunc, praeter inmensum insularum numerum, palatia, priscorum ducum arserunt optimis adhuc spoliis adornata ac decorum templam a regibus vota dedicataque. Incendium Nero prospectavit laetusque carmina de Troiae bello decantavit. Nec Roma tamtum ob Neronis feritatem flevit: provinciarum divitiae a Nerone per multos per annos exhaustae sunt atque Neronis regno pestilentia bellaque Asiae terras, incendia tempestatesque Libyam vastaverunt. (da Svetonio)

L'imperatore Nerone devastò sia il popolo sia i monumenti di Roma; infatti, disgustato dalla deformità degli antichi edifici e dei vicoli angusti, incendiò la città: molti servi dell'imperatore furono sorpresi con stoppa e fiaccole, ma tardi. Molti edifici furono bruciati e i cadaveri riempirono le vie: allora, oltre all'immenso numero di quartieri, bruciarono i palazzi degli antichi comandanti fino ad allora ornati con abbondanti spoglie ed i templi degli dei consacrati e dedicati dai re. Nerone osservò l'incendio e lieto declamò i versi sulla guerra di Troia. Roma non piangeva soltanto per la crudeltà di Nerone: le ricchezze delle province per molti anni furono prosciugate da Nerone e nel regno di Nerone la pestilenza e le guerre devastarono le terre dell'Asia, incendi e tempeste la Libia.