Cum divina tua mens et numen, imperator Caesar, imperio potiretur orbis terrarum invictaque virtute cunctis hostibus stratis, triumpho victoriaque tua cives gloriarentur et gentes omnes subactae tuum spectarent nutum populusque Romanus et senatus liberatus timore amplissimis tuis cogitationibus consiliisque gubernaretur, non audebam, tantis occupationibus, de architectura scripta et magnis cogitationibus explicata edere, metuens ne non apto tempore interpellans subirem tui animi offensionem. Cum vero attenderem te non solum de vita communi omnium curam publicaeque rei constitutione habere sed etiam de opportunitate publicorum aedificiorum, ut civitas per te non solum provinciis esset aucta, verum etiam ut maiestas imperii publicorum aedificiorum egregias haberet auctoritates, non putavi praetermittendum quin primo quoque tempore de his rebus ea tibi ederem.
Mentre la tua divina ragione e la tua autorità, o Cesare imperatore, acquisivano il dominio di ogni terra ed essendo stati abbattuti tutti i nemici dal tuo invincibile coraggio, i cittadini si gloriavano del tuo trionfo e della tua vittoria, e mentre tutte le genti sottomesse erano rivolte verso i tuoi ordini e il popolo romano e il senato, liberati dal timore, erano guidati dai tuoi autorevolissimi pensieri e pareri, non osavo, dati i tuoi impegni così numerosi, esporre riguardo all’architettura scritta e ben esposta con grandi riflessioni, timoroso di andare incontro all’irritazione del tuo animo interpellandoti in un momento non adatto. Quando, tuttavia, posi mente al fatto che tu hai cura non solo della vita giornaliera di tutti e dell’ordinamento dello Stato ma anche dell’opportunità degli edifici pubblici, in modo che grazie a te non solo la città sia accresciuta dalle province, ma anche la grandezza degli edifici pubblici dell’impero abbia singolari prestigi, non ho ritenuto che dovessi trascurare di farti conoscere i miei scritti su queste cose al più presto.