In omnibus paene urbibus et aliquid aedificavit et ludos edidit. Athenis mille ferarum venationem in stadio exhibuit. ab urbe Roma numquam ullum venatorem aut scaenicum avocavit. Romae post ceteras immensissimas voluptates in honorem socrus suae aromatica populo donavit, in honorem Traianae balsama et crocum per gradus theatri fluere iussit. Fabulas omnis generis more antiquo in theatro dedit, histriones aulicos publicavit. in Circo multas feras et saepe centum leones interfecit. militares pyrrichas populo frequenter exhibuit. gladiatores frequenter spectavit. cum opera ubique infinita fecisset, numquam ipse nisi in Traiani patris templo nomen suum scripsit. Romae instauravit Pantheum, Saepta, Basilicam Neptuni, sacras aedes plurimas, Forum Augusti, Lavacrum Agrippae; eaque omnia propriis auctorum nominibus consecravit. fecit et sui nominis pontem et sepulchrum iuxta Tiberim et aedem Bonae Deae. transtulit et Colossum stantem atque suspensum per Decrianum architectum de eo loco in quo nunc Templum Urbis est, ingenti molimine, ita ut operi etiam elephantos viginti quattuor exhiberet.

E costruì quasi in tutte le città qualcosa ed allestì i giochi. Ad Atene rappresentò nello stadio mille partite di caccia tra le fiere. Non chiamò mai dalla città di Roma alcun cacciatore o attore. A Roma oltre a tutti gli altri infiniti divertimenti in onore di sua suocera donò le spezie al popolo, in onore di Traiano ordinò di far scorrere lungo le gradinate del teatro balsami e zafferano. Secondo l’antico costume organizzò in teatro rappresentazioni d’ogni genere, mise a disposizione del pubblico gli attori di corte. Uccise nel circo molte fiere e spesso cento leoni. Presentò frequentemente al popolo i militari nella pirricha ( danze guerresche degli spartani). Contemplò spesso i gladiatori. Dopo ch’ebbe costruito innumerevoli opere in ogni dove, egli stesso non scrisse mai il suo nome se non nel tempio del Padre Traiano. Rinnovò il Panteon a Roma, i luoghi chiusi, la basilica di Nerone, moltissimi templi sacri, il Foro di Augusto, il Bagno di Agrippa; E dedicò tutte queste edificazioni ai nomi propri degli autori. E costruì il ponte del suo nome ed un sepolcro accanto al Tevere ed il tempio della grande madre (dea Bona). Grazie all’architetto Decriano trasportò il colosso (la statua gigantesca di Nerone) dritta e sospesa da quel luogo nel tempio della città (di Roma) dove si trova ora, con ingente maestosità, in modo tale da esibire i 24 elefanti all’opera. (by Maria D. )