Atena Esercizi 1 pagina 147 numero 1

Αι μεν συμφοραι τοις ανθρωποις υπαρχουσι, πολλακις δε, μετα τους πονους και τας λυπας, η η τυχη οι θεοι δωρα εξαιφνης φερουσιν. ... "...Οι δε και αυτοι σφησιν ατασθαλιησιν υπερ μορον αλγε εχουσιν".

Le sventure capitano agli uomini, spesso nel lavoro e nella dignità o nel destino o gli dei all’improvviso assegnano loro come tributo. Perciò il sapiente non incolpa (αἰτιάομαι) mai gli dei per le sventure: sa bene infatti che l’avvicendamento sta nella vita degli uomini e, come dice il poeta Archiloco di Paro, alcuni oggi, altri domani subiscono cose infauste. A volte gli uomini stessi inseguono le disgrazie: uno fa il soldato e così viene o ferito o ucciso dal nemico, un altro si imbarca su di una nave e muore in mare nelle tempeste, un altro riceve dignità e potere, ma o per i cambiamenti della fortuna o per l’invidia dei concittadini viene bandito e deve lasciare la casa, i lavori e le are dei patrii dei. Giustamente Omero, il primo dei poeti, nel proemio dell’Odissea dice sugli uomini: «… questi e quelli con loro stessi (σφός - ή - όν) sono malvagi oltre il doloroso destino». (by Geppetto)