Η δ' ημετερα πολις η κοινη καταφυγη των Ελληνων προς η αφικνουντο προτερον ... εισιν ανηρπασμεναι εκ της τουτου πολιτειας.

La nostra città, il rifugio comune dei Greci, verso la quale arrivavano in precedenza dalla Grecia le ambascerie, ciascuno di città in città per chiedere a noi la salvezza, ora non combatte più per il dominio sui Greci, ma ormai per il suolo patrio. E questo ci è accaduto dal momento in cui Demostene si è impegnato nell'attività politica. E su siffatti uomini canta il poeta Esiodo dice infatti come ammaestrare le moltitudini e consigliare le città a non carezzare i malvagi oratori. Reciterò (=dirò) i versi suoi, perché io ritengo che noi da piccoli impariamo a mente le sentenze dei poeti per usarle da grandi.Se esaminerete l'armonia dei versi e porrete mente alla sentenza stimerete che questo non è un passo di Esiodo ma un vaticinio sull'amministrazione di Demostene che governando mandò in rovina l'esercit, l'armata, e la città intera.