Κυρος δ'εαυτυ σκηνην μεν κατεσκευασατο ωστε ικανην εχειν οις καλοιη επι δειπνον. Εκαλει δε ως τα πολλα των Ταξιαρχων ους καιρος αυτω δοκοιη ειναι εστ δ' οτε και των Λοχαγων ... και ταχεις και αοκνους και αταρακτους.
Per sé Ciro disponeva una tenda così che fosse sufficiente per coloro che aveva intenzione di invitare a cena. Invitava per lo più i tassiarchi che gli sembrasse opportuno avere intorno in quel particolare momento, ma talora era la volta di qualcuno dei locaghi o dei decadarchi o dei pempadarchi o anche dei soldati semplici; oppure invitava l’intera sottosquadra di cinque o di dieci unità o addirittura l’intera squadra o l’intera compagnia. Onorava con tali inviti coloro a cui avesse visto fare qualcosa che desiderava fosse fatta da tutti. Le vivande che si distribuivano sulla tavola erano sempre uguali per lui e per i convitati. E voleva che anche agli attendenti ai servizi non toccasse meno che agli altri, ritenendo di non doverli tenere in minor conto degli araldi e degli ambasciatori, visto che dovevano essere leali, pratici delle cose militari, perspicaci, e in più attivi, rapidi, infaticabili, resistenti. Oltre a ciò si rendeva conto che gli attendenti devono possedere le qualità dei soldati più stimati e allenarsi a non sottrarsi mai ad alcuna incombenza considerando come proprio dovere l’esecuzione di ogni ordine impartito dal loro capo.