Θηραμενης δε και οι αλλοι πρεσβεις επει ησαν εν Σελλασια, ερωτωμενοι δε επι τω λογω ηκοιεν, ειπον οτι αυτοκρατορες ... οποι αν ηγωνται.

Quando Teramene e gli altri dell'ambasceria furono a Sellasia, interrogati a che titolo fossero venuti, risposero che avevano piena autorità per trattare la pace, quindi gli efori diedero ordine di farli passare. Al loro arrivo convocarono un'assemblea in cui soprattutto Corinzi e Tebani, ma anche molti altri Greci, si opposero alle trattative con Atene, proponendo di distruggerla. Gli Spartani, invece, dichiararono che non avrebbero ridotto in schiavitù una città greca che aveva reso alla Grecia grandi servigi nei momenti di maggior pericolo, ma erano anzi disposti a concludere la pace a queste condizioni: che gli Ateniesi abbattessero le Lunghe Mura e le fortificazioni del Pireo; consegnassero la flotta, escluse dodici navi; riammettessero in patria i fuorusciti; riconoscessero gli stessi nemici e amici degli Spartani, seguendo questi ultimi per terra e per mare, dovunque li guidassero.