Διονυσιος ο πρεσβυτερος ουκ ηγαπα μεγιστος ων των τοτε τυραννων, αλλ’ οτι Φιλοξενου του ποιητου μη βελτιον δε μηδε περιην εν τω διαλεγεσθαι Πλατωνος, οργισθεις και παροξυνθεις τον μεν εις τας λατομιας ενεβαλε τον δ’ απεδοτο πεμψας ες Αιγιναν. ...(Plutarco)
Dionisio il vecchio, pur essendo il più grande dei tiranni di quel tempo, non si accontentava, ma poiché non era migliore del poeta Filosseno e non superava Platone nel parlare, adirato e irritato, gettò l'uno nelle latomie e l'altro lo vendette dopo averlo mandato a Egina. Non (fece) così Alessandro, ma quando Crisone il corridore, gareggiando con lui nella velocità, sembrò superarlo di proposito, si adirò molto. Bene anche l'ingegnoso Achille, quando disse: "Tale quale nessuno degli Achei dalle tuniche di bronzo in guerra", e concluse: "ma nell'assemblea ci sono anche altri migliori". Megabizo il Persiano, salito nello studio del pittore Apelle, mentre tentò di parlare d'arte, Apelle lo fece tacere dicendo "Finché stavi in silenzio, sembravi essere qualcuno per via degli ornamenti d'oro e di porpora, ma ora anche questi bambinetti che maneggiano il giallo ocra ti deridono mentre dici sciocchezze".
(By Vogue)
Dionisio il vecchio, pur essendo il più grande dei tiranni di quel tempo, non si accontentava, ma poiché non era migliore del poeta Filosseno e non superava Platone nel parlare, adirato e irritato, gettò l'uno nelle latomie e l'altro lo vendette dopo averlo mandato a Egina. Non (fece) così Alessandro, ma quando Crisone il corridore, gareggiando con lui nella velocità, sembrò rallentare di proposito, si adirò molto. Bene anche l'ingegnoso Achille, quando disse: "Tale quale nessuno degli Achei dalle tuniche di bronzo in guerra", e concluse: "ma nell'assemblea ci sono anche altri migliori". Megabizo il Persiano, salito nello studio del pittore Apelle e mentre tentò di parlare d'arte, Apelle lo fece tacere dicendo "Finché stavi in silenzio, sembravi essere qualcuno per via degli ornamenti d'oro e di porpora, ma ora anche questi bambinetti che maneggiano i colori ti deridono mentre dici sciocchezze".
(By Vogue)
ANALISI GRAMMATICALE DEI VERBI
ἠγάπα – imperfetto, attivo, indicativo, 3ª sing. → ἀγαπάω
ὢν – participio presente, attivo, nom. masch. sing. → εἰμί
περιῆν – imperfetto, attivo, indicativo, 3ª sing. → περιεῖναι
ὀργισθεὶς – aoristo, passivo, participio, nom. masch. sing. → ὀργίζω
παροξυνθεὶς – aoristo, passivo, participio, nom. masch. sing. → παροξύνω
ἐνέβαλε – aoristo, attivo, indicativo, 3ª sing. → ἐμβάλλω
ἀπέδοτο – aoristo, medio, indicativo, 3ª sing. → ἀποδίδομι
πέμψας – aoristo, attivo, participio, nom. masch. sing. → πέμπω
ἁμιλλώμενος – participio presente, medio, nom. masch. sing. → ἁμιλλάομαι
ἔδοξεν – aoristo, attivo, indicativo, 3ª sing. → δοκέω
παρεῖναι – presente, attivo, infinito → πάρειμι
διηγανάκτησεν – aoristo, attivo, indicativo, 3ª sing. → διαγανακτέω
ὑπειπὼν – aoristo, attivo, participio, nom. masch. sing. → ὑπείπω
ἐπήνεγκεν – aoristo, attivo, indicativo, 3ª sing. → ἐπιφέρω
εἰσι – presente, attivo, indicativo, 3ª plur. → εἰμί
ἀναβάντα – aoristo, attivo, participio, acc. masch. sing. → ἀναβαίνω
λαλεῖν – presente, attivo, infinito → λαλέω
ἐπιχειρήσαντα – aoristo, attivo, participio, acc. masch. sing. → ἐπιχειρέω
ἐπεστόμισεν – aoristo, attivo, indicativo, 3ª sing. → ἐπιστομίζω
εἰπών – aoristo, attivo, participio, nom. masch. sing. → λέγω
ἦγες – imperfetto, attivo, indicativo, 2ª sing. → ἄγω
ἐδόκεις – imperfetto, attivo, indicativo, 2ª sing. → δοκέω
εἶναι – presente, attivo, infinito → εἰμί
καταγελᾷ – presente, attivo, indicativo, 3ª sing. → καταγελάω
φλυαροῦντος – participio presente, attivo, gen. masch. sing. → φλυαρέω
Cosa devi sapere relativamente a questo brano?
Il brano rappresenta una narrazione di eventi storici e filosofici, utilizzando un linguaggio ricco e dettagliato, tipico della storiografia greca antica. L'autore, attraverso questa composizione, ci offre uno spunto sulle personalità e comportamenti dei protagonisti, come Dionisio il Vecchio, Alessandro e altri personaggi famosi. La narrazione è ricca di commenti e critiche, una tecnica tipica della storiografia ellenistica, in cui l'autore esprime anche un giudizio morale sugli eventi descritti.
In particolare, l'uso di dialoghi diretti (come quello di Apelle con Megabizo) evidenzia un certo realismo che si ricollega alla tradizione della letteratura greca, dove i dialoghi sono spesso un mezzo per esprimere opinioni filosofiche e morali.
2. Livello Storico
Dionisio il Vecchio (circa 430-367 a. C. ) era un tiranno di Siracusa, noto per la sua durezza e il suo regime autoritario. Il brano ci mostra il suo carattere irascibile e la sua politica spietata, in particolare nel trattamento di Filosseno, poeta tragico che secondo il testo non avrebbe avuto una buona capacità dialettica se comparato a Platone. Dionisio, irritato dalla sua posizione, manda Filosseno a lavorare nelle cave. Questo episodio potrebbe riflettere le difficoltà che incontravano gli intellettuali e i filosofi nell'interagire con i tiranni dell'epoca.
Al contrario, il brano confronta Dionisio con Alessandro, figura storica ben diversa. Alessandro Magno è dipinto come un sovrano più nobile, che si arrabbia solo quando un atleta, Crison, sfida la sua velocità. Questo confronto suggerisce che, mentre Dionisio rappresenta il tiranno spietato, Alessandro è visto come un condottiero più impulsivo, ma meno crudele.
L'altro protagonista, il pittore Apelle, famoso per la sua maestria nell'arte, viene coinvolto in una discussione con Megabizo, il generale persiano. La scena con Apelle ci rivela una critica alle apparenze e alla vanità dei ricchi e potenti. Apelle usa parole pungenti per ridimensionare Megabizo, che, inizialmente visto come qualcuno di alto rango, viene ridicolizzato nel momento in cui tenta di parlare di arte.
3. Livello Filosofico
Il brano tocca anche importanti temi filosofici, soprattutto in relazione al potere, alla virtù e al confronto tra la tirannia e l'onore. La figura di Dionisio il Vecchio, infatti, rappresenta la tirannia come oppressione della libertà e dell'intelletto. La sua reazione irascibile e la punizione di Filosseno mostrano come i regimi assolutisti tendessero a sopprimere le voci critiche e intellettuali.
D'altra parte, l'episodio di Alessandro e Crison potrebbe suggerire un contrasto tra il valore dell'onore e quello della tirannia. Alessandro, pur essendo un grande condottiero, appare più temperato e forse meno autoritario rispetto a Dionisio, sebbene la sua irritazione mostri un lato umano e imperfetto.
Il dialogo tra Apelle e Megabizo tocca anche il tema della cultura, dell'arte e delle apparenze. Apelle, infatti, critica non solo la mancanza di vera competenza artistica di Megabizo, ma anche la vanità che può accompagnare i potenti. La critica di Apelle sulla presunzione di Megabizo suggerisce un tema di valore che la filosofia greca, e in particolare Platone, ha spesso trattato: la vera bellezza e competenza sono morali e spirituali, non superficiali.
Questo brano, quindi, non solo racconta una serie di eventi storici, ma si immerge anche in profondità nelle riflessioni filosofiche e morali dell'epoca. Mostra come i tiranni trattassero gli intellettuali e come la filosofia e l'arte si inserissero nelle dinamiche di potere. Le figure storiche descritte nel testo – Dionisio il Vecchio, Alessandro Magno, Apelle – ci forniscono una visione dei valori morali, culturali e politici della Grecia antica, e il loro comportamento riflette le tensioni tra potere, arte, filosofia e giustizia.