TITYRUS: Quid facerem? Neque servitio me exire licebat nec tam praesentis alibi cognoscere divos. Hic illum vidi iuvenem, Meliboee, quot annis bis senos cui nostra dies altaria fumant. Hic mihi responsum primus dedit ille petenti: ”pascite ut ante boves, pueri, submittite tauros”. MELIBOEUS: Fortunate senex, ergo tua rura manebunt. Et tibi magna satis, quamvis lapis omnia nudus limosoque palus obducat pascua iunco: non insueta gravis temptabunt pabula fetas nec mala vicini pecoris contagia laedent. Fortunate senex, hic inter flumina nota et fontis sacros frigus captabis opacum. Hinc tibi, quae semper, vicino ab limite saepes Hyblaeis apibus florem depasta salicti saepe levi somnum suadebit inire susurro: hinc alta sub rupe canet frondator ad auras; nec tamen interea raucae, tua cura, palumbes nec gemere aeria cessabit turtur ab ulmo. TITYRUS: Ante leves ergo pascentur in aethere cervi et freta destituent nudos in litore pisces, ante pererratis amborum finibus exsul aut Ararim Parthus bibet aut Germania Tigrim, quam nostro illius labatur pectore vultus.
TITIRO: Cosa avrei dovuto fare? Non mi era permesso di uscire dalla schiavitù né di conoscere altrove divinità così propizie Qui io vidi quel giovane, o Melibeo, per il quale ogni anno i nostri altari fumano per dodicigiorni. Qui a me che lo chiedevo, quello per primo (mi) diede una risposta: “Pascolate come prima i buoi, o ragazzi; allevate i tori”. MELIBEO: O vecchio fortunato, quindi rimarranno tuoi i campi. Ed (erano) abbastanza grandi per te, anche se la pietra nuda e la palude col giunco fangoso ricoprono tutti i pascoli: insoliti pascoli non nuoceranno alle pesanti pecore gravide, né pericolosi contagi di un gregge vicino le danneggerà. O vecchio fortunato, qui tra i fiumi noti e le fonti sacre prenderai il fresco ombreggiato. Da un lato dal vicino limite, la siepe di sempre, succhiata nel fiore del salice dalle api iblee, spesso ti concilierà il sonno con un lieve sussurro: dall’altro ai piedi di un’alta rupe canterà il potatore ai venti; né tuttavia frattanto le rauche colombe, tua cura, né la tortora cesseranno di tubare dall’alto dell’olmo. TITIRO: Dunque i cervi pasceranno leggeri nell’etere e i flutti abbandoneranno nudi i pesci sulla spiaggia, dopo aver percorso i territori di entrambi, esule o il Parto berrà l’Arari o la Germania (berrà) il Tigri, prima che svanisca dal nostro cuore il suo volto.